Perché abbiamo bisogno di un’etica del turismo

Che cosa c’è di sbagliato nel farsi un selfie ad Auschwitz? O nell’andare a vedere le donne “dal collo lungo” in Thailandia? O nel farsi scortare dagli sherpa sull’Everest? A questi interrogativi risponde l’etica del turismo. Ne parliamo con Corrado del Bò

Aldo Bonomi: «Il nostro tempo ha bisogno di sussidiarietà circolare»

Sussidiarietà circolare, ci spiega il sociologo Aldo Bonomi, significa che «nei grandi salti d’epoca bisogna riconsegnare alla società il ruolo di attore primario. Il sociale può reclamare il ruolo di cittadinanza attiva, ma se vuole esserlo davvero deve avere il potere di negoziare con i soggetti e non trasformarsi nell’ultima ruota del carro di un bando»

Effacer l’autobiographie

On relate souvent les longues et interminables phrases de Leiris à même de nous essouffler, sa volonté maniaque et toujours assumée de noircir d’encre des pans entiers de pages. D’ailleurs, surtout au cours d’un travail autobiographique qui a duré des décennies, Leiris n’a pas du tout fait mystère de sa passion de « ce qui est…

Credere nell’uomo o credere nel denaro?

Si sta affermando un pensiero unico, legato alla finanza internazionale: grandi agglomerati bancari, sradicati e lontani dai territori, che daranno forma a veri e propri oligopoli del credito. Se a decidere del nostro futuro e a determinare le nostre scelte saranno solo quel pensiero unico e i suoi algoritmi che ne sarà della responsabilità, della proprietà, del merito creditizio, della libertà, dell’uomo? Un dialogo a tutto campo tra un economista e un banchiere

Wole Soyinka: «La nostra meta è l’uomo, non il potere»

«Quando il potere è posto al servizio di una reazione feroce, bisogna creare un linguaggio che faccia del suo meglio per appropriarsi di questa enorme corruzione e rinfacciargliene gli eccessi». Lo spiega il Premio Nobel per la Letteratura del 1986, Wole Soyinka di cui Jaca book riporta in libreria un libro attualissimo e fondamentale: “L’uomo è morto”

Michel de Certeau all’Ambrosiana

A trent’anni dalla scomparsa di Michel de Certeau, Fabula mistica II – che raccoglie testi inediti o parzialmente pubblicati – dispiega tutta la sua potenza teorica di fronte all’impazienza dell’assoluto che caratterizza le scritture mistiche. Parole in cui si declina un’identità ferita, epoche smarrite, passaggi di senso e nuove configurazioni testuali: lo sguardo dello storico si lascia interrogare dalla selva di opere disseminate lungo un arco temporale che ha segnato la nascita della modernità e prova a individuarne i punti di viraggio, l’ambiguo oscillare tra ortodossia e trasgressione, l’equivoco che grava sui significati quando pretendono di imporre un senso unico o definitivo

La poesia dell’ordinario e del quotidiano. Intervista a Derek Walcott

Derek Walcott: «Il linguaggio, per un poeta, è questione di melodia personale, individuale. Perché scrivo in inglese? Io scrivo sì in lingua inglese, ma la melodia di quell’inglese, la sua accentazione, è caraibica. Potremmo anche dire che non scrivo in inglese, ma non cambierebbe nulla. Poeticamente, le lingue non sopravvivono allo stato neutro e asettico, allo standard a cui vorrebbero ridurle taluni accademici. Comunque è chiaro che il mio non è il linguaggio di un americano, di un australiano, di un canadese e, tanto meno, di un poeta del Regno Unito. C’è dunque da chiedersi che cosa sia questa lingua, trasfigurata e piegata in una melodia personale, attraverso un’inflessione caraibica particolare. È ancora inglese? Certo che sì, ma impariamo a considerare le lingue come forme e forze vive, che necessariamente fuoriescono dai dizionari»