From dicembre, 2015

Occidente senza Occidente. Intervista con Alberto Abruzzese

Ogni grande rimozione produce disturbi emotivi dell’immaginazione e quindi del desiderio, ecco allora che l’orrore del terrorismo, percepito e/o reale, si sovrappone ad ogni distinzione razionale e assume il carattere di una ossessione necessaria, di una fascinazione, attrazione, liberatoria: il “noi” della civilizzazione riesce a includere gli esclusi della terra solo come fantasma di un orrore senza barriere, universale.

Catherine Pozzi, Il mio inferno. Poesie

«Io non so perché muoio e affogo. Non so di chi sono la preda. Non so di chi sono l’amore». Versi intensi, questi di Catherine Pozzi, scritti con un sentimento di attesa mistica, ma anche di sofferta disperazione. Le sue fonti sono i frammenti orfici, Giovanni della Croce, Teresa d’Avila, ma anche i grandi autori della stagione poetica del primo Novecento. Catherine Pozzi fu amica di Julien Benda, André Gide e, soprattutto, di Rainer Maria Rilke. Figlia di un noto chirurgo, studiosa di matematica, di fisica e scienze naturali, dopo un matrimonio tormentato, la Pozzi divenne l’amante e la compagna per otto anni di Paul Valéry, “il mio inferno” lo chiamerà. Minata nel fisico da una grave forma di tubercolosi, lasciò Valéry e visse gli ultimi anni della sua vita in solitudine, evitando accuratamente ogni contatto con la luce. Nota soprattutto per la sua produzione diaristica e autobiografica, da alcuni anni la Pozzi è al centro di un lavoro di riscoperta critica