Azzardo. Marco Dotti: “Riusciremo a bonificare il Paese da questa devastante piaga”

Su La Voce del Sud un’intervista a Marco Dotti

Dopo una lunga trattativa, giovedì 7 settembre Governo ed Enti Locali in Conferenza Stato Regioni hanno raggiunto un accordo sul tema dell’azzardo legale. Ossia quello che permette allo Stato un introito di circa 10 miliardi l’anno. Quello che Cavour definì con lungimiranza «una tassa sui poveri». Perché poveri di certo lo si diventa, giocando d’azzardo. Non solo in denaro, ma anche in salute, affetti e stima di sé.

In questo momento cruciale abbiamo chiesto a uno dei massimi esperti del tema in Italia, Marco Dotti, fra i fondatori del movimento NoSlot e collaboratore del mensile Vita, come leggere l’intesa istituzionale da poco raggiunta: «Un giudizio concreto lo potremo dare dopo aver letto il decreto che attuerà l’accordo».

Il decreto previsto per il 31 ottobre che «sarà la prova di verità di tante buone intenzioni. Per ora, limitandoci a questo accordo, dobbiamo ammettere che è un salto di qualità nella questione-azzardo in Italia. Soprattutto là dove toglie elementi a dir poco aberranti che – al contrario – erano l’architrave del documento da cui si era partiti un anno e mezzo fa».

Marco Dotti continua con una riflessione molto importante: «Mi riferisco al principio di sussidiarietà – che sembra venga garantito – e di primario intervento delle Regioni nella regolamentazione anti-azzardo. Questo è un punto forte della bozza: tutelare le leggi regionali anti-azzardo esistenti; quelle efficaci, come la legge lombarda che impone distanze da luoghi sensibili, individuati dai sindaci caso per caso, e limiti orari di apertura». Permangono tuttavia aspetti negativi come «il richiamo a una non meglio precisata “tutela degli investimenti” da parte delle imprese dell’azzardo. Ma il dato cruciale è questo: la politica – con i suoi tempi e i suoi modi, tutti discutibili – ha dovuto introdurre un principio di ascolto concreto delle istanze della società civile e si è dovuta adeguare a una riflessione, a una critica, a un giudizio che non sono stati – a quanto vediamo – infruttuoso. È questo ribaltamento di ruoli: una politica “prima” (la società civile) e una politica che si sforza di esserne conseguente (la politica dei decisori) a costituire il tratto di novità. Potremmo essere sulla strada di un ridefinito attivismo civico. Sta a noi continuare a insistere: la via del dialogo è lunga e difficile. Ma riusciremo a bonificare il Paese da questa devastante piaga».