Casta ludens: la finanziarizzazione delle masse e la gamification delle élites

È nata una «nuova “casta ludens”: una generazione di investitori, manager, lobbisti, parlamentari amici, avvocati, burocrati, matematici, ingegneri, politici nazionali e locali che, dietro i paramenti del gioco pulito, perseguono i naturali interessi economici del settore. La ludocrazia dà lavoro in Italia 146 mila persone. Ha piantato radici in migliaia di famiglie. Perfino nel nome adesso è più gentile». Lo scrive Fabrizio Gatti, in un ampio e approfondito reportage pubblicato domenica 5 febbraio 2017, su L’Espresso.

Ludocrazia

Fabrizio Gatti prosegue ricordando che «fin dal 2003 i ludocrati hanno fatto correggere gli articoli del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, il Tulps: non si chiama più “gioco d’azzardo” ma “gioco lecito”. Il messaggio cambia. È scritto ovunque nei siti, sulle slot-machine, nelle sale giochi, accanto al logo rassicurante dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli: «Gioca senza esagerare». Se finisce male, è perché hai esagerato. Secondo lo Stato, lo sviluppo di patologie dipende insomma dall’individuo. Non dall’offerta di campagne commerciali invasive e potenzialmente pericolose».

Finanziarizzare il popolo

Gatti rileva inoltre che«la finanziarizzazione della povertà comincia da qui: i pignoramenti, le minacce di sfratto, le rate da restituire. I debiti ci rendono più docili. Alla peggio, la violenza esplode in famiglia. «Oggi, quando si parla di azzardo», sostiene Marco Dotti, nell’introduzione del libro Ludocrazia, un lessico dell’azzardo di massa (ObarraO Edizioni) curato con Marcello Esposito, «si dovrebbe parlare nello specifico di azzardo di massa mediato dalla tecnologia e orientato al controllo integrale del soggetto, non solo delle sue pulsioni».