From interviste

La poesia dell’ordinario e del quotidiano. Intervista a Derek Walcott

Derek Walcott: «Il linguaggio, per un poeta, è questione di melodia personale, individuale. Perché scrivo in inglese? Io scrivo sì in lingua inglese, ma la melodia di quell’inglese, la sua accentazione, è caraibica. Potremmo anche dire che non scrivo in inglese, ma non cambierebbe nulla. Poeticamente, le lingue non sopravvivono allo stato neutro e asettico, allo standard a cui vorrebbero ridurle taluni accademici. Comunque è chiaro che il mio non è il linguaggio di un americano, di un australiano, di un canadese e, tanto meno, di un poeta del Regno Unito. C’è dunque da chiedersi che cosa sia questa lingua, trasfigurata e piegata in una melodia personale, attraverso un’inflessione caraibica particolare. È ancora inglese? Certo che sì, ma impariamo a considerare le lingue come forme e forze vive, che necessariamente fuoriescono dai dizionari»

La città e la vita. Intervista con Marc Augé

Il mondo è diventato una grande città. Al tempo stesso, ogni città rappresenta un mondo. Con le sue periferie che ne interrogano il centro, i suoi spazi vuoti e i suoi luoghi ancora densi di relazione e di vita. Questo perché, a dispetto del fatto che centro e periferia siano considerati concetti mobili al pari di quello di frontiera, possono dire ancora molto dell’attuale riconfigurazione dell’urbano. Intervista con Marc Augé

L’azzardo? Una cellula cancerosa innestata nel corpo sociale

Due premi Nobel per l’Economia, George A. Akerlof e Robert J. Shiller, si servono della storia delle slot-machine per spiegare come un mercato legale, debitamente manipolato, possa trasformarsi in trappola per i consumatori, le imprese (sane) e per l’intero legame sociale. Uscire da questa logica tossica è vitale per l’economia e la società nel loro insieme. Ne parliamo con il professor Vittorio Pelligra dell’Università di Cagliari

Biohacker. L’etica della rete lo spirito della ricerca scientifica

La libertà di accesso non basta per trasformare l’informazione in un bene comune.Se ci si concentra solo sugli aspetti relativi al suo ruolo come bene comune, si perde di vista una dimensione importante dell’economia politica dell’informazione: la dimensione del potere. Bisogna infatti capire chi produce informazione e per chi. Serve un’etica hacker anche per l’informazione scientifica.

Verità, bellezza e bontà: le chiavi della cittadinanza etica

Il cittadino etico – ci spiega Howard Gardner, psicologo dell’Università di Harvard – è un soggetto morale che non va, semplicemente, per la propria strada. Non si alza al mattino chiedendo solo e soltanto il rispetto dei propri diritti, ma si impegna e rischia, aprendosi a un senso di responsabilità più ampio

Cees Nooteboom. Movimenti nella polvere in cerca di un altrove

«Il tema del viaggio, a suo modo «viaggia» tra l’opera e la vita. Il che già complica le cose e mostra che quella del viaggio è una questione di natura metafisica. Ha una sua fisicità, beninteso, se è vero – e almeno di questo posso dire che risponde al vero – che da quando intrapresi quel mio primo viaggio in autostop non mi sono più fermato», spiega Cees Nooteboom

Decolonizzare la mente

Il suo primo romanzo lo scrisse su rotoli di carta igienica, in un carcere di massima sicurezza a Kariti, in Kenya. Professore all’Università di Yale, intellettuale raffinatissimo, da anni in aria di Nobel, Ngũgĩ wa Thiong’o non ha dubbi: il colonialismo si è solo trasformato, ma oggi come ieri parla inglese, lingua che fiorisce sul cimitero delle altre lingue

Libri al rogo. Intervista con Lucien X. Polastron

Quando gli aerei della Luftwaffe rasero al suolo la cittadina inglese di Coventry, il 14 novembre 1940, il «lavoro» sembrò così ben fatto che Joseph Goebbels non tardò a prenderlo a modello. «Conventrizzare» (to coventrate) una città, con un infausto neologismo, divenne allora sinonimo di raderla al suolo, mutilandola di ogni forma di vita umana e di qualsiasi forma civile