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Ludocrazia. Un lessico dell’azzardo di massa

Che cosa accade quando il gioco perde la sua componente di gratuità, di spontaneità, di relazione, quando viene colonizzato da un business che manipola abilmente neuroscienze, biomarketing, informatica e comportamentismo?

Il calcolo dei dadi. Azzardo e vita quotidiana

  Marco Dotti, Il calcolo dei dadi. Azzardo e vita quotidiana, Milano, ObarraO, 2013 ISBN: 978889733243 Le forme del gioco, del caso e dell’azzardo sono così varie che risulta difficile pensare, in un mondo iperconnesso, che in qualche modo non influenzino i nostri comportamenti, le nostre parole, i nostri pensieri.All the world’s a game, il mondo intero è un gioco, ha titolato l’«Economist». E gli strateghi del marketing hanno coniato il termine Gamification per indicare la trasofrmazione dle consumo, del lavoro, del tempo libero, della politica e perfino della frustrazione in “gioco”, in un simulacro del vissuto che paradossalmente afferma l’”assenza…

Catherine Pozzi, Il mio inferno. Poesie

«Io non so perché muoio e affogo. Non so di chi sono la preda. Non so di chi sono l’amore». Versi intensi, questi di Catherine Pozzi, scritti con un sentimento di attesa mistica, ma anche di sofferta disperazione. Le sue fonti sono i frammenti orfici, Giovanni della Croce, Teresa d’Avila, ma anche i grandi autori della stagione poetica del primo Novecento. Catherine Pozzi fu amica di Julien Benda, André Gide e, soprattutto, di Rainer Maria Rilke. Figlia di un noto chirurgo, studiosa di matematica, di fisica e scienze naturali, dopo un matrimonio tormentato, la Pozzi divenne l’amante e la compagna per otto anni di Paul Valéry, “il mio inferno” lo chiamerà. Minata nel fisico da una grave forma di tubercolosi, lasciò Valéry e visse gli ultimi anni della sua vita in solitudine, evitando accuratamente ogni contatto con la luce. Nota soprattutto per la sua produzione diaristica e autobiografica, da alcuni anni la Pozzi è al centro di un lavoro di riscoperta critica

Simone Weil, Senza partito

‟La verità è una, la giustizia è una. Gli errori e le ingiustizie variano all’infinito.” Nei tumulti del ‟secolo breve”, Simone Weil era chiara, quasi profetica sulle sorti non certo felici che avrebbero atteso la democrazia qualora la si fosse idealmente ridotta a una forma vuota, misto di burocrazia, rancore e legalismo. Una democrazia fatta…

No Slot. Anatomia dell’azzardo di massa

Che cosa ci si gioca davvero, quando si gioca? E quale influenza ha sulla nostra società questa dipendenza, che in tanti insistono a descriverci come innocua, anche quando orribili fatti di cronaca li smentiscono? Un gruppo di ricercatori ci racconta la ludopatia nel tempo delle speranze svanite, e nel quale tentare la fortuna sembra divenire per tanti l’unica strada verso un futuro migliore. Ma quali radici ha questa passione sfrenata? Chi, oltre allo stato, davvero ci guadagna? E cosa possiamo fare, di concreto, per cambiare le cose?

Luce nera. Strindberg, Paulhan, Artaud

«C’è una luce che viene da Dio e una luce che è Dio stesso. Questa seconda luce è nera». Henry Corbin invitava a considerare in questi termini l’espressione persiana “nur-e-syah” (luce nera). D’altronde, già dai primi anni del ‘900, partendo dall’idea che fosse possibile individuare un “rovescio della luce” e che il nero rappresentasse tutt’altro che l’assenza di colore, una schiera di artisti, scrittori, uomini di teatro e scienziati si misero al lavoro per sondare quello che sembrava uno dei più enigmatici misteri della materia e delle sue metamorfosi. Strindberg, a Parigi, iniziò a studiare i processi chimici di trasformazione dei minerali, e a verificarli nel campo della fotografia. Le sue “cristallografie” influenzarono artisti e scrittori che diedero vita a una comunità eccentrica che univa figure molto diverse tra loro come Daumal, Michaux, Paulhan, Le Bon, Braque, Queneau fino a Breton, Aragon e Dalì.