Radio Vaticana: «antropologie del gioco e diseconomie dell’azzardo»

«Caro Theo (…), in una mattina piovosa, sono passato davanti all’ufficio della lotteria di Stato. Una folla di persone era lì in attesa di ottenere i biglietti della lotteria. Per la maggior parte si trattava di donne anziane e del tipo di persone di cui è impossibile dire che cosa fanno e come vivono, ma che evidentemente devono arrabbattarsi per provare a vivere».

Così scriveva Vincent Van Gogh al fratello Theo, commentando un suo progetto di lavoro, sui “poveri e il denaro”. Era il 1 ottobre 1882 e quel progetto prese parzialmente corpo in un acquerello, L’ufficio della lotteria, oggi conservato al Museo Van Gogh di Amsterdam. Parte da qui l’intervista che Emanuela Campanile mi ha fatto per Radio Vaticana, il 23 marzo 2017. La potete ascoltare:

Fra antropologie del gioco, orizzonti (ben poco aperti) del digitale e insidie del gambling riappare il tema di fondo già toccato dallo sguardo di Van Gogh: la produzione di povertà, la sudditanza alla tecnica di saperi sempre meno radicati nell’umano, l’asservimento scambiato per libertà. Un post-capitalismo dell’inganno (phishing), come lo chiamano i premi Nobel Akerlof e Shiller, che contraddice l’economico, il politico, l’umano. Un «surrogato della vita eterna»: così, infatti, Papa Francesco ha chiamato l’idolo-azzardo.