Trasparenza zero. Dalla BCE soldi in azzardo, armi, lusso e petrolio

«Il problema del Quantitative Easing è che funziona nella pratica, ma non nella teoria», osservava l’ex presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. Forse non aveva fatto i conti con quanto è accaduto in Europa in due anni di pratica “alleggerimento quantitativo”. Buona in teoria, pessima nella realizzazione la politica di QE messa in atto dalla Banca Centrale Europea si sta avviando alla fine. Tempo di bilanci? O tempo di panico. Che cosa accadrà senza il denaro “pompato” nel sistema dalla BCE? Vedremo.
Anche il mandato di Mario Draghi è in scadenza. Sul campo, restano 60miliardi di euro al mese spesi dalla BCE per l’acquisto di titoli di Stato e obbligazioni societarie. E qui si apre un problema non da poco, legato alla forte influenza dei gruppi di pressione: passi per i titoli di Stato, ma quando parliamo di corporate bond , anche se acquistati sul mercato secondario, c’è da capire se la BCE si sia posta dei paletti nell’acquisto e se si sia dotata di una vera policy. Come abbiamo scritto su Vita il 27 settembre scorso, la risposta è negativa e quindi le conseguenze potenzialmente tragiche per la tenuta, non solo morale, del sistema. La BCE ha infatti “investito” soprattutto in settori critici, a partire dall’acquisto di obbligazioni della multinazionale austriaca dell’azzardo Novomatic.

Persone che da tempo hanno studiato, e per tempo hanno denunciato e si sono mobilitate contro le distorsioni europee del Quantitative Easing ce ne sono. Per esempio, Kenneth Haar e Stanislas Jourdan. Haar è ricercatore del Corporate Europe Observatory, mentre Jourdan è il coordinatore della campagna Quantitative Easy for People. Li abbiamo incontrati.

Frenare le lobby

Partiamo da Corporate Europe Observatory. Che cos’è? Perché ha a che fare con il Quantitative Easing, ossia con la creazione di liquidità da immettere nei mercati mediante l’acquisizione da parte della BCE di titoli di Stato e obbligazioni societarie?
Kenneth Haar: Il Corporate Europe Observatory è un lobby watchdog, letteralmente un guardiano delle lobby, e consideriamo il nostro obiettivo rivelare in che modo le grandi compagnie riescono a influenzare le decisioni nelle istituzioni dell’Unione Europea e, per quel che possiamo, usiamo queste informazioni per frenare il loro potere. Ci sentiamo provocati quando vediamo le istituzioni dell’UE mettersi al servizio delle grandi corporations, tenendo in scarsa considerazione gli altri gruppi d’interesse della società. Il programma di acquisto di obbligazioni societarie della BCE è un esempio emblematico. Decine di miliardi di euro investiti nelle maggiori multinazionali in Europa. Quando abbiamo registrato questa tendenza, il primo pensiero è stato: “ebbene, immagina se quei soldi fossero stati investiti direttamente in lavoro e sviluppo sostenibile”.

Così non è, purtroppo…
Infatti…

Che cosa avete scoperto analizzando gli investimenti in obbligazioni societarie della BCE? 
Kenneth Haar: In generale, abbiamo scoperto che un gran numero d’investimenti era andato a settori dove gli investimenti pubblici hanno poco o alcun senso. Perché mai al mondo dovremmo volere che euro preziosi siano spesi in petrolio, armi, lotterie e beni di lusso? Questa lista della spesa non mi pare la strada per il successo della società, specie nel contesto europeo attuale in cui dovremmo affrontare cambiamento climatico, disoccupazione ed erosione dei diritti sociali.

Stan Jourdan: Fin dal principio ci è stato chiaro che la pianificazione di questo programma avrebbe finito per favorire le grandi multinazionali che sono ben lontane dall’essere esemplari in termini sociali e ambientali. Quando poi abbiamo analizzato l’elenco delle entità che beneficiano degli interventi sul mercato della BCE, i nostri dubbi si sono rivelati fondati. È difficile pensare che non una di queste aziende sia coinvolta in pratiche discutibili come danni ambientali, cattive pratiche sociali, buy-back azionari (riacquisto di azioni proprie), fusioni e acquisizioni se non addirittura evasione fiscale.

La finta neutralità dei banchieri centrali

Perché la BCE non ha una politica che limita i settori d’investimento? 
Kenneth Haar: È una buona domanda. Se la rivolgesse alla stessa BCE, probabilmente le verrebbe detto che ha gestito i propri acquisti sulla base di un principio di neutralità. Ribadirebbe di aver acquisito le obbligazioni disponibili in un’ampia gamma di settori. Concluderebbe di averlo fatto senza alcuna discriminazione o scelta politica. Per noi il punto è che il risultato è ben lungi dall’essere neutrale. Anche se la BCE ha provato a sparpagliare gli investimenti in modo uniforme nei settori che offrono obbligazioni sicure per l’acquisto, ha finito per prestare sostegno sproporzionato a determinate società in determinati settori.

Perché l’ha fatto?
Kenneth Haar: In parte perché non tutte le società e i settori sono ben rappresentati sui mercati obbligazionari e inoltre perché, di solito, le aziende di piccoli e medie dimensioni semplicemente non emettono obbligazioni.

Stan Jourdan: La BCE si considera un’organizzazione non politica e pertanto ritiene di dover essere “neutrale al mercato”, anche se non esiste una limitazione legale che impone alla BCE di agire in modo diverso. Ora, ovviamente, i mercati stessi (e in particolare i mercati delle obbligazioni societarie) non rappresentano l’intera economia! Perciò, abbiamo contestato la visione della BCE sostenendo che anche se il programma della BCE è “neutrale al mercato”, non è “neutrale all’economia”, ed è ancor meno neutrale per il clima. Attraverso questo programma, la BCE fornisce un chiaro trattamento preferenziale alle grandi compagnie e, peggio ancora, sta lanciando al pubblico il segnale che, essenzialmente, non si preoccupa del cambiamento climatico, nonostante l’impegno dell’UE ad affrontare tale problema.

La zona grigia degli investimenti

Armi, combustibili fossili, compagnie aeree low cost (Ryanair), ma anche gioco d’azzardo. In Italia, l’acquisto sul mercato secondario di obbligazioni societarie di Novomatic, probabilmente “in pancia” a istituti bancari in sofferenza, ha causato grande scandalo. Quali sono i settori d’ investimento più critici della BCE? Cosa ne pensa dell’ “affaire Novomatic”?
Kenneth Haar: La cosa secondo noi più curiosa è che la BCE con i suoi investimenti in petrolio, gas, automobili e industrie ad alto impiego energetico abbia finito per sostenere i combustibili fossili. Questa è stata la conclusione principale della nostra prima analisi, in seguito supportata da un documento scientifico. Tuttavia, è chiaro, gli altri investimenti hanno dato all’intero programma un aspetto grottesco e il caso-Novomatic ne è un chiaro esempio. Mi piacerebbe che qualcuno ci spiegasse per quale motivo gli investimenti in lotterie azzardo sono una scelta appropriata… E perché dovremmo vedere soldi pubblici investiti nella fabbricazione di armi, in champagne o borse di lusso? Insomma, ci fa stare bene renderci conto che società note per la loro noncuranza nei confronti dei diritti dei lavoratori sono state benedette dalla BCE? Sono tutte domande retoriche, è ovvio. Il punto è che il cosiddetto “principio di neutralità” adottato dalla BCE porta a risultati “bizzarri” e inaccettabili.

E il vostro lavoro con di mobilitazione con QE forPeopole?
Stan Jourdan: Il nostro lavoro con la campagna Quantitative Easing for People punta al cambiamento della strategia complessiva della Banca Centrale Europea, non alle implicazioni specifiche in determinati business. Tuttavia, ancora una volta il fatto che la BCE stia acquistando obbligazioni da quelle società certamente ha creato un cattivo precedente e ha influito in modo negativo sulla reputazione e sulla legittimità della BCE.

Quale tipo di impatto hanno gli investimenti in queste aree critiche?
Kenneth Haar: Gli acquisti servono per ridurre i costi dei prestiti per le società, se funzionano. Questo è lo scopo: consentire alle società di emettere obbligazioni a più basso rendimento. Da ciò arrivano gli investimenti, o così dice la BCE. Il risultato, nel migliore dei casi, dovrebbe essere diversificato. Le indicazioni segnalano che gli investimenti non hanno soddisfatto le aspettative.

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Stanislas Jourdan

Trasparenza zero

C’è trasparenza sui nomi e sulle cifre degli investimenti della BCE? I media possono svolgere un ruolo attivo per la trasparenza?
Kenneth Haar: A seguito delle pressioni create dal nostro lavoro e, non da ultimo, dalla coalizione QE4 People, la BCE ha deciso di diffondere i nomi delle società sulle obbligazioni, più alcune delle principali caratteristiche economiche, come maturità e tassi di interesse. Quello che la BCE non farà è rivelare semplicemente quanti soldi sono stati investiti nelle singole obbligazioni. Quindi, per esempio, sappiamo quanti tipi di obbligazioni riferite a determinate società sono state acquistate dalla BCE, ma non sappiamo quanti soldi sono stati investiti e la BCE non è disposta a rendere pubblica tale informazione.

La tesi sostenuta dalla BCE è che questo dato porterebbe a una manipolazione del mercato, se cioè gli investitori sapessero quanto la BCE è dentro, per fare un esempio, le obbligazioni della Shell o di Total, allora ciò avrebbe un forte impatto sul comportamento degli altri investitori. Nei confronti di questa tesi nutro grande scetticismo. Nei primi tempi, erano date delle indicazioni in base a cui gli investitori esperti potevano farsi un’idea piuttosto buona della scala degli investimenti della BCE in determinate compagnie. Pertanto, alla fin fine, si tratta di ciò che il pubblico ha il diritto di sapere e cosa, invece, no.

Stan Jourdan: La trasparenza del programma di obbligazioni societarie della BCE era inizialmente molto scarsa. Ci sono voluti molti sforzi da parte nostra per convincere un gruppo di quaranta eurodeputati a inviare una lettera scritta alla BCE chiedendo miglioramenti per una maggiore trasparenza, prima che la BCE agisse. Messa sotto pressione per questa richiesta senza precedenti da parte del Parlamento europeo, la BCE sta ora fornendo un elenco aggregato dei titoli acquistati nell’ambito del programma. Seppur si tratti di una mossa positiva, la BCE può fare molto di più, in particolare per quanto riguarda la divulgazione del volume dei propri acquisti.

Green quantitative easing: un’alternativa

Cosa possiamo fare per cambiare le cose?
Kenneth Haar: Dobbiamo far capire alla BCE che la sua posizione non è neutrale e che, per diverse ragioni, ha scelto il percorso sbagliato. Tendo a pensare che il nostro primo compito dovrebbe consistere nel bloccare gli investimenti che prolungano e rafforzano un’economia basata sui combustibili fossili. E, in effetti, l’accordo internazionale sui cambiamenti climatici, l’accordo di Parigi, dichiara che i firmatari devono garantire che i flussi finanziari siano necessariamente compatibili con un percorso che va verso le emissioni minime. Il programma attuale di certo non lo è. Bisognerà correre ai ripari in tempi brevi. E dobbiamo farlo esercitando pressione sui nostri politici. In linea di principio, la BCE può ignorarli, ma nel lungo periodo ciò avrebbe un impatto in ogni caso.

Stan Jourdan: Come ha sottolineato Kenneth, dobbiamo sfidare l’interpretazione della BCE del proprio mandato. Essa continua a sostenere di dover essere neutrale al mercato, ma non esiste una chiara definizione di che cosa questo significhi. Infatti, la BCE una volta ci ha detto che non c’è un ostacolo giuridico per rendere il proprio programma più orientato sul piano strategico, per esempio per la cosiddetta “infrastruttura verde”. C’è un ampio margine di manovra nel Trattato per permettere alla BCE di formulare politiche più socialmente orientate, ma la BCE sembra restia a supportare un’economia che non sia usare le istituzioni finanziarie come intermediari.

Stan, siamo partiti da “Corporate Europe Observatory, chiudiamo sulla campagna “QE for People”: che cos’è e come funziona?
Stan Jourdan: La nostra campagna è stata lanciata nel novembre del 2015 come un tentativo per incoraggiare un dibattito democratico sugli orientamenti della politica monetaria della BCE. Anche se la campagna è principalmente condotta dall’organizzazione senza scopo di lucro Positive Money, si tratta di uno sforzo collettivo sostenuto da 20 organizzazioni della società civile e 115 economisti.

Q Efor People

Il fallimento del Quantitative Easing della BCE era così prevedibile che ci siamo sentiti in dovere di fare qualcosa al riguardo. L’unico vantaggio del QE è stato ridurre l’instabilità del mercato. In questo senso la BCE avrebbe dovuto farlo quando la crisi greca era al suo primo stadio! Oltre a ciò, però, i programmi di QE negli Stati Uniti, in Giappone o nel Regno Unito forniscono un’ampia evidenza circa il fatto che il QE non è uno strumento efficace per stimolare la crescita né l’occupazione e l’inflazione, soprattutto quando, contemporaneamente, i governi applicano politiche di austerità. Ecco perché proponiamo forme alternative di politiche monetarie. La BCE potrebbe, per esempio, destinare gran parte del proprio programma di “creazione di moneta” all’“infrastruttura verde” mediante la Banca Europea per gli Investimenti e altri istituti d’investimento (ciò che noi chiamiamo green quantitative easing). Inoltre, la BCE potrebbe anche distribuire denaro direttamente a tutti i cittadini mediante la strategia che alcuni chiamano helicopter money, ossia lanciando soldi come da un elicottero.

In quanto istituto indipendente, la BCE si è sempre ben guardata dall’impegnarsi in politiche che prevedono un qualche tipo di coordinamento con altre istituzioni coinvolte in politiche fiscali o d’investimento. Essa ritiene di non avere legittimità politica per farlo. Per districare questa situazione, il Parlamento Europeo dovrebbe esprimere il suo esplicito consenso a tali politiche. In questo modo, alla BCE resterebbero ben poche argomentazioni per continuare a tirarsi indietro rispetto alla realtà delle cose.

traduzione di Irene Sorrentino