Che ne sarà del lavoro se assunzioni e licenziamenti li decidono i robot?

Già nell’espressione “risorse umane” c’è qualcosa di inquietante. Ma se di “umano”, queste risorse, finiscono per avere ben poco allora l’inquietudine diventa dramma. Prendiamo il caso di Vera, un robot che implementa un programma di Intelligenza Artificiale. Lo ha messo a punto una start-up russa e già 300 multinazionali se ne stanno servendo, in associazione ad aktru algoritmi predittivi che permettono di tracciare profilature psico-sociali dei candidati a un posto di lavoro.

I progettisti di Vera, Vladimir Sceshnikov e Alexander Uraksin, hanno messo a punto il robot nel 2016. Vera è in grando di raccogliere dati sul candidato dalla rete (Google, profili social, etc.), elaborando una mole impressionante di informazioni su di lui. Difficile sfuggire alle domande di Vera che processa dati e informazioni a una velocità e in quantità inconcepibili per il cervello umano. Si puà discutere sulla natura di questo algoritmo e decidere di non chiamarlo “intelligenza”, ma il problema resta.

Il costo per la selezione del personale, spiegano i due progettisti, per le aziende si riduce di 2/3. A differenza dei reclutatori umani, Vera è inoltre in grado di intervistare più di 1000 candidati alla volta. Ma i motivi del suo successo sono anche nel consentire, attraverso un dispositivo apparentemente neutro, scelte che eticamente neutre non sono.

I progettisti stanno ora cercando di insegnare a Vera a riconoscere emozioni come la rabbia, piacere o delusione. Vera, secondo le loro intenzioni, sarà così capace di elaborare analisi predittive anche sulla conflittualità potenziale dei soggetti. Con buona pace dei sindacati. Il passo successivo sarà programmare Vera per i licenziamenti.

FONTE: Vita, 24 aprile 2018