Intelligenza Artificiale: insegnare la relazione uomo-macchina

Il conto alla rovescia è cominciato. 6, 5, forse 4 o addirittura 3 anni. Difficile dirlo, ma su una cosa i solitamente discordi esperti concordano: va gestita la transizione, perché l’avvento dell’Intelligenza Artificiale sta per cambiare tutto.
Cambierà il lavoro. Se non ci prepariamo, lo travolgerà. Ma quale lavoro? Si parla molto di lavoro manuale, ma ad essere toccate dalla diffusione in scala dei sistemi di Intelligenza Artificiale saranno professioni – oggi – qualificate come “intellettuali”.

Una riduzione che in Italia dovrebbe toccare il 60% di quello che un tempo veniva chiamato terziario avanzato, dai giornalisti ai radiologi. Per questo, chi da tempo studia senza pregiudizi il problema sostiene che, fin da ora, vada pensata una redistribuzione non solo del reddito, ma del lavoro.

Cambieranno le nostre relazioni. È, questo, un aspetto della transizione che viene poco considerato: l’interazione, nella vita quotidiana, con sistemi di Intelligenza Artificiale.

Siamo preparati? Come ci rapporteremo quando, entrando in una farmacia, in un laboratorio di analisi, in un ufficio anagrafe dovremo interagire con schermi e non con uomini?

Il problema non è da sottovalutare. E c’è, infatti, chi non lo sottovaluta.

A Helsinki, ad esempio, per prepararsi all’impatto è partito un corso online, gratuito, in inglese, aperto a tutti nel mondo ma gestito dalla locale università che ha uno scopo chiaro: alfabetizzare – offre infatti una conoscenza di base elementare, qui il link – il maggior numero di cittadini possibile.

Lo scopo? Puntare a una relazione non conflittuale fra umani e dispositivi di Intelligenza Artificiale. Non permettere alle “macchine” e ai “dispositivi” di debordare è, prima di tutto, una questione di competenza umana. Questi dispositivi cominciano a essere presenti un po’ dappertutto, in Finlandia, suscitando forme di smarrimento e estraniazione. Soprattutto fra i cittadini che frequentano gli uffici della Pubblica Amministrazione. Così come in case di cura e ospedali cominciano a emergere i primi problemi “relazionali” fra donne, uomini e «health care robots».

L’Università di Helsinki dichiara di voler rendere la Finlandia il paese più istruito al mondo nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Ci riuscirà? Probabilmente sì.

Dall’università fanno sapere che a breve si aspettano almeno 54mila iscritti. Nei primi giorni ne hanno già avuti 24mila (tra i quali chi scrive). Gli iscritti, spiegano dall’Università di Helsinki, «abbiamo visto che provengono da ogni fascia di età, da persone di età inferiore ai 20 anni fino a 75 anni. Sono disoccupati, assistenti diurni e dentisti: persone con background molto diversi».

Il corso dura sei settimane e vengono raccomandate 5 ore di studio a settimana. L’Intelligenza Artificiale, spiega Risto Siilasma, amministratore delegato della Nokia, «avrà sulle nostre società l’impatto che ebbe l’energia elettrica».

Il designer dell’interfaccia-utente Janina Fagerlund aggiunge che le persone potrebbero non saperlo, ma le loro vite, in un modo o nell’altro, sono già influenzate dall’Intelligenza Artificiale.